PUGLIOLA

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La Terra di Arneo, una zona della Puglia Jonica a nord di Gallipoli, è diventata negli anni un polo di attrazione per gli amanti del mare. Questa terra si presenta come un bellissima zona turistica, ancora meglio valorizzata da due parchi terrestri e dall’area marina protetta di Porto Cesareo, nel nordovest del Salento. Sulle coste della Terra d’Arneo si alternano ripide scogliere con grotte e lunghe spiagge bianche di sabbia finissima. In questo mare blu intenso le immersioni sono molto belle e varie e i subacquei di tutti i livelli trovano soddisfazione perché possono esplorare dalle facili grotte di Santa Caterina alle pareti di Porto Selvaggio, dai giardini di gorgonie fino ai relitti profondi per i subacquei tecnici. Il relitto del Pugliola, a circa 10 miglia dalla costa di S. Caterina, fu ritrovato nel 2001 da un gruppo di subacquei locali che diedero inizio alle ricerche partendo dalla segnalazione di un relitto che compare sulle carte nautiche del Golfo di Taranto sulla batimetria dei -95 mt e grazie alle indicazioni fornite dai pescatori locali che raccontavano che in quel punto le reti si strappavano e tiravano su oggetti metallici. I primi sub che si immersero riconobbero da subito i resti di una nave militare da trasporto dalla forma stretta e affusolata, in perfetto assetto di navigazione, con la prua puntata verso il largo come se navigasse. Il lunghissimo fumaiolo riverso sul ponte fece capire che si trattava di una nave con propulsione a vapore; i bracci delle scialuppe vuoti indicano che l’equipaggio abbandonò la nave destinata ad affondare a causa dei danni subiti ed evidenti sulla fiancata di dritta lacerata da un enorme squarcio, segno di una forte esplosione. A poppa e a prua sono ancora visibili le postazioni contraeree utilizzate per proteggere il cargo dall’attacco degli aerei nemici. Sulla piazzola della mitragliatrice contraerea sono stati rinvenuti due bossoli esplosi calibro 12. Sul fondello delle due cartucce si legge chiaramente la sigla “S.M.I.”, che, secondo alcuni esperti, significherebbe Stabilimento Militare Italiano. Guardando la posizione sulla carta nautica, sia la Guardia Costiera sia l’Istituto Idrografico della Marina ritengono invece si tratti della nave mercantile Pugliola.
La Pugliola ha una storia molto interessante, essendo una delle “War” Ship, una serie di navi particolare. Durante la prima guerra mondiale l’Inghilterra aveva perso moltissime navi da trasporto di grossa stazza. Per correre ai ripari, alla fine del 1916, il governo inglese diede largo potere all’organo “ Shipping Controller” per avviare e completare un programma di costruzioni navali che mantenesse una buona capacità di trasporto della flotta. Fu così deciso di realizzare navi semplici, standardizzate quanto più possibile per scafi e motori. D’altra parte, per una realizzazione in tempi brevi la costruzione fu affidata anche a cantieri esteri. Tutte queste navi dovevano avere il nome che iniziava con la parola “War”. Tuttavia con l’ingresso in guerra degli Stati Uniti, nell’aprile del 1917, tutte le navi non ancora consegnate furono requisite dal governo del presidente americano Woodrow Wilson e cambiarono nome. Dopo l’armistizio del novembre 1918, molte delle navi nate per la guerra furono trasformate per uso civile e vendute ad armatori privati. La Pugliola era precisamente la “War Major”. Fu costruita in un cantiere statunitense di Detroit, in Michigan, nel 1917. A quei tempi il cantiere faceva parte della American Ship Building Company (abbreviata in genere come “AmShip”). La War Major era lunga 79,6 / 76.6 metri per 13.3 di larghezza, con una stazza lorda di 2074 tonnellate. Aveva una macchina a vapore a triplice espansione che la spingeva a 8-9 nodi di velocità. Nel giugno del 1917 entrò in servizio per gli inglesi. Al termine della Grande Guerra fu venduta all’armatore Vincenzo de Luca di Napoli che la chiamò Ninfa. Nel marzo del 1923, la Ninfa, insieme alla nave Laura dello stesso armatore, incrocia la strada di un grande personaggio storico: Guglielmo Marconi. Infatti le due navi ottennero la stazione radiotelegrafica di bordo con la concessione per l’impianto e l’esercizio delle stesse rilasciate alla società dell’allora illustre Senatore, come dimostra un documento conservato presso la Biblioteca Centro di Documentazione del Ministero dello Sviluppo Economico. Nel 1927, la Ninfa fu ceduta alla Società di Navigazione Unione Italica di Napoli, diventando Argia; l’anno successivo venne acquistata dall’armatore Bibolini di Genova, diventando infine Pugliola, iscritta al Compartimento Marittimo della Spezia con matricola n. 32. Sul ponte iniziò quindi a sventolare la bandiera del nuovo armatore: blu con la “B” bianca fra due stelle. Sullo scafo nero si ergeva un fumaiolo dello stesso colore su cui si stagliava una riga con sotto una grande “B”, entrambe bianche. La Pugliola fu requisita il 23 luglio 1942 dalla Regina Marina, ma non iscritta nel ruolo di naviglio ausiliario dello Stato. Verso le ore 16.30 del 12 settembre 1943, mentre navigava in convoglio da Brindisi a Taranto, urtò una mina nei pressi dell’isola di Sant’Andrea (Gallipoli), affondando poco dopo. Trasportava materiali vari, 1860 tonnellate di munizioni e quattro automezzi.
Attorno al relitto la vita marina è molto florida e variegata. Si incontrano molte specie di pesci che circondano il pennone e il fumaiolo della nave, tra cui una fitta cortina di castagnole rosse, ma anche pesci stanziali quali cernie, gronghi e murene e grossi crostacei quali aragoste.
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