PIETRO MICCA

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Immagini tratte dal sito Tecnica SubMarina
All’inizio del Novecento la Marina Regia non era ancora riuscita ad ottenere un sommergibile posamine con buone caratteristiche fino alla realizzazione e al varo del Pietro Micca avvenuto nel 1935. L’unità sottomarina prese il nome dal soldato minatore piemontese che si sacrificò eroicamente per salvare la città di Torino dall’assedio delle truppe nemiche francesi nel 1706. Il progetto di questo sommergibile prevedeva prestazioni molto elevate: l’unità doveva essere capace di posare mine, di essere utilizzata come un normale sommergibile di attacco con siluri, doveva avere un buon armamento di superficie, grandi velocità e autonomia ma anche buone caratteristiche di tenuta del mare e di manovrabilità. Il sommergibile, appartenente al tipo “Bernardis” a semplice scafo con controcarene laterali e doppi fondi, rispecchiava le caratteristiche del progetto ma risultò di notevoli dimensioni, lungo ben 90,37 mt e largo 7,70 mt, molto complesso e soprattutto molto costoso, per cui fu prodotta solo una unità. Costruito nel cantiere Franco Tosi di Taranto, il Pietro Micca entrò in servizio il 1 ottobre 1935 per conto della Marina Regia e fu assegnato a 4° Gruppo sommergibili di Taranto, impiegato nell’addestramento e nella sperimentazione di posa di fondali minati. Per un intero anno il sommergibile svolse un’intensa attività addestrativa per mettere a punto li sistema di lancio delle mine. Nel 1937 prese parte clandestinamente alla guerra di Spagna con due missioni; l’anno seguente, in occasione della grande parata navale tenutasi nel Golfo di Napoli in onore di Adolf Hitler, il Micca fu alla testa dello schieramento degli 85 sommergibili che si esibirono. Con l’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale al Micca fu affidata la missione di effettuare degli sbarramenti attraverso la posa di mine nei pressi del porto di Alessandria d’Egitto, ma fu impiegato anche per lanciare siluri contro dei cacciatorpediniere inglesi presenti in quelle acque. L’ammiraglio Karl Donitz, comandante della flotta subacquea tedesca, propose il trasferimento del Micca a Bordeaux, sede della base italiana di Betasom, per impiegare il sommergibile nel minamento delle acque prospicienti l’importante porto di Freetown; la Kriegsmarine non disponeva infatti all’epoca di sommergibili posamine di grande autonomia, mentre il Micca avrebbe potuto raggiungere agevolmente la zona di Freetown. La Regia Marina non volle però accordare il trasferimento del sommergibile, sia perché la base di Bordeaux era sprovvista di strutture adatte ad un sommergibile posamine, sia perché il Micca era ritenuto più utile per il trasporto di materiali nel Mediterraneo. Il sommergibile subì infatti lunghi lavori di trasformazione e a partire dal febbraio 1941 fu adibito anche a missioni di trasporto merci, svolgendo in tutto 15 missioni durante le quali trasportò tonnellate di rifornimenti destinati alle basi italiane presenti sia in Libia che nel Mar Egeo, senza mai interrompere le missioni offensive nei confronti di cacciatorpediniere o di convogli nemici. Il 19 gennaio 1942 il sommergibile fu attaccato da tre aerei nemici senza subire gravi danni; in un’altra occasione, durante un attacco da parte di un Bristol Blenheim, la reazione del Micca costrinse l’aereo nemico alla fuga. L’unità subì una serie di danni tempestivamente riparati anche a causa delle avverse condizioni del mare, come l’allagamento di una batteria ma anche la tragica perdita di una vedetta in plancia a causa del mare molto mosso.
L’ultima missione del Pietro Micca iniziò il 24 luglio 1943 quando salpò da Taranto diretto a Napoli; la sua rotta prevedeva la circumnavigazione della Sicilia in quanto il più breve tragitto attraverso lo Stretto di Messina era rischiosissimo perché sorvolato continuamente da aerei inglesi che bombardavano e mitragliavano il passaggio delle truppe e dei mezzi tedeschi che lasciavano la Sicilia dopo lo sbarco degli Alleati. Dopo quattro giorni di navigazione, al largo di Capo Spartivento Calabro, il sommergibile subì un’avaria al sistema di zavorramento rendendo impossibile l’immersione al di sotto del livello del mare e il comandante diede l’ordine di invertire la rotta. All’alba del 29 luglio i militari sul ponte avevano già avvistato l’unità di superficie salpata dal porto di Taranto che era stata designata a scortare il sommergibile fino allo stesso porto, la nave Bormio, quando a largo di Santa Maria di Leuca, il Micca fu intercettato dal sommergibile britannico Trooper che, alle ore 6.05, gli lanciò contro ben sei siluri. Il primo siluro andò a vuoto; l’unità italiana virò precipitosamente per evitare i colpi ma il comandante del Trooper non si fece trovare impreparato e lanciò un secondo siluro che colpì il Micca a mezza nave, causando il suo immediato affondamento a circa 3 miglia per 207° dal faro che segnala la costa di Santa Maria di Leuca. Il comandante Scrobogna e altre 17 persone tra ufficiali, sottufficiali e marinai furono sbalzati in mare e tratti in salvo dalle barche dei pescatori locali e dalla Bormio che sopraggiunse poco dopo. Il resto dell’equipaggio, composto da ben 54 uomini, non fu altrettanto fortunato e sprofondò a 85 mt di profondità nelle acque Salentine rimanendo intrappolato tra le lamiere. Il motto che distingueva il sommergibile sembra quasi che sia stato profetico e che abbia segnato l’infausto destino di questi uomini: “Fino al sacrificio”. (Alcune tragiche fonti rivelano che parte dell’equipaggio che non potè essere soccorso non morì subito: furono soprattutto i pescatori del posto che riferirono che per due giorni dopo l’affondamento si udirono rumori provenire dal fondo del mare e che il terzo giorno i sentirono degli spari.) Il sommergibile non ebbe l’occasione di essere impiegato nell’Oceano Atlantico ma nel Mediterraneo svolse in tutto 24 missioni di guerra (4 offensivo-esplorative, 14 di trasporto, 2 di posa di mine, 4 di addestramento o trasferimento) navigando per 23.140 miglia, 19.574 in superficie e 3566 in immersione. Nelle missioni di trasporto tra il marzo del 1941 e il maggio 1943 il Micca trasportò tonnellate di benzina e munizioni verso le basi navali italiane a Lero, Bengasi e Tripoli. Il relitto Micca è stato individuato nel 1994 a circa tre miglia Sud-Ovest dalla costa di Punta Meliso nello splendido panorama del Finibus Terrae di Santa Maria di Leuca, a 39° 47′ N – 18° 19′ E. Nel 2010 un gruppo di sub di San Giovanni Rotondo decise di immergersi in queste acque battute da forti correnti per depositare sul fondale marino una statua del Santo della loro città, Padre Pio, perchè potesse vegliare su quei marinai inghiottiti dal mare insieme a uno dei gioielli della marina militare italiana. Il relitto è in buone condizioni; sono ancora al loro posto i periscopi e il cannone da 120 mm sul lato destro dello scafo. Le immersioni su questo relitto sono molto impegnative dato che la profondità del fondale, che in alcuni punti raggiunge i 90 mt, e le forti correnti che agitano le acque richiedono conoscenze tecniche ed abilità elevate da parte dei sub. Oltre alla bellezza del relitto questa esperienza provoca sicuramente tanta amarezza proprio perché gli esploratori marini vanno a visitare un relitto che porta con sé il tragico ricordo di quel 29 luglio e soprattutto quel pesante carico di vite umane.
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