JUNKER 88

Come si sia inabissato in quel tratto di mare non è dato saperlo. Molti appassionati ed esperti di mare e di storia, Salentini e non solo, lo hanno cercato per anni senza trovarlo, al punto che si faceva largo sempre più la convinzione che l’esistenza del relitto di un aereo da guerra da quelle parti fosse una “leggenda” o che l’aereo che gli anziani, nei loro avvincenti racconti ai più giovani, dicevano di aver visto precipitare nel mare al largo di Santa Caterina, in un non meglio precisato giorno “durante l’ultima guerra”, dopo che per un’intera giornata l’orizzonte in direzione di Taranto era stato rischiarato da bagliori di esplosioni, fosse magari un aereo a struttura lignea e quindi disintegratosi nel tempo.
Notizie storiche e ufficiali di un aereo abbattuto, insomma, non ce ne erano. Evidentemente, però, qualche indizio presso l’archivio storico della Marina Militare doveva esserci se per anni la presenza di un relitto aereo era segnata in modo approssimativo sulle carte nautiche poco a Nord di Gallipoli. È stato nel 2001 che gli esperti di mare hanno cominciato a parlare con maggiori dettagli dell’aereo e a definire meglio la sua posizione. Qualche anno fa, poi, i sub del diving center di Santa Caterina lo hanno raggiunto alla profondità di 35 metri, rilevato ed esplorato. Non sono stati rinvenuti resti umani, il che fa pensare che il pilota e il resto dell’equipaggio sia riuscito ad abbandonare l’aereo prima che si inabissasse.
Il team di subacquei è riuscito a risalire all’identità dell’aereo: si tratta di uno “Junkers 88”, un bombardiere bimotore, prodotto dall’azienda tedesca “Junkers GmbH” dalla metà degli anni Trenta. Lungo 14,36 metri, con una apertura alare di oltre 20 metri e armato di 4 mitragliatrici MG 81 e bombe fino a 3000 chili, fu senza dubbio l’aereo da guerra più diffuso ed uno dei più efficaci bombardieri assegnati alla Luftwatte del Terzo Reich durante il conflitto (dal Nuovo Quotidiano pubblicato il 6 giugno 2010). Si tratta infatti di un bimotore ad ala bassa che la Luftwaffe utilizzò grazie alla sua versatilità come bombardiere medio, come caccia pesante, come ricognitore, caccia notturno ed infine come aerosilurante. A pieno carico, con un equipaggio composto da quattro uomini e 3 tonnellate di bombe a bordo, poteva viaggiare infatti a 460 km orari, con un raggio d’azione di 880 km.
Il relitto è posizionato su un fondale sabbioso, in ottimo stato di conservazione, a pochi minuti di navigazione dal porticciolo di santa Caterina di Nardò. L’aereo crea in tutti i subacquei che lo osservano emozioni profonde ed uniche grazie alla sua storia, ai ricordi di quegli anni angosciosi della guerra che rievoca e alla vita sottomarina di cui è diventato l’habitat naturale. In quasi mezzo secolo di stazionamento sott’acqua il velivolo è stato ricoperto da una colorita flora composta ad esempio da alghe rosse e da diversi tipi di spugne quali Chondrilla, Spongia Officinalis, Aplisina, Desidera avara, Alicloma mediterranea e circondato da molte varietà di pesci come ricciole, saraghi, sarde, triglie, scorfani, castagnole e tanti altri che dello junker ne hanno fatto la loro dimora.
La quasi integrità dello Junker non fa pensare che il velivolo sia stato centrato da un proiettile della contraerea nemica perché in tal caso sarebbero stati sparsi e quindi rinvenuti i frammenti delle ali e della fusoliera in un raggio di circa 100 mt. Si suppone invece che il velivolo sia affondato nelle acque Salentine in seguito ad un ammaraggio perfettamente riuscito, come si evince proprio dall’integrità dell’aereo. Questa ipotesi rende grande onore al suo pilota dato che a detta degli esperti non esisteva una manovra più difficile che i piloti dovessero affrontare alla guida di un velivolo che non fosse un idrovolante visto che gli stessi non erano addestrati a questo tipo di situazioni di emergenza.

Gli esperti ritengono che la causa più probabile e ragionevole dell’ammaraggio sia stata l’esaurimento delle scorte di carburante del velivolo che si trovava ormai a pochi chilometri dall’aeroporto di Grottaglie. Si suppone che lo Junker stesse rientrando da qualche missione di supporto alla flotta italiana da Sud o Sud-Est, facendo pertanto collocare l’affondamento tra il 1941 e la metà del 1943 quando i mezzi tedeschi intervennero nel Mediterraneo a sostegno degli alleati italiani in seguito ai vari fallimenti, tra cui l’affondamento delle Corazzate a Taranto.

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