CATERINA MADRE

Video in costruzione
Dopo anni di ricerche basate sulle indicazioni delle carte nautiche e sulle segnalazioni di gente de luogo, nel 2010 un gruppo di subacquei Salentini è riuscito a rintracciare il piroscafo Caterina Madre affondato nelle acque di Gallipoli a 6,14 miglia dalla riva. L’identità di questa nave da carico che si trova a poche miglia del destroyer inglese Quail è rimasta inizialmente ignota; grazie alle numerose immersioni e alle ricerche condotte negli archivi e negli uffici storici della Marina Militare gli esperti sono riusciti ad attribuire un nome a questo relitto. La nave nacque nel 1904 con il nome di Iddesleigh nel cantiere di Richardson Duck a Thornaby-on-Tees nel Regno Unito per la famosa Tatem Line. Lunga circa110 mt e larga 15, la Iddelsleigh aveva una stazza lorda di 4027 tonnellate, poteva raggiungere gli 11 nodi di velocità. Nel 1917 la nave fu venduta alla Lloyd Mediterraneo di Roma prendendo il nome di Valnoce, e nel 1927 divenne proprietà della ditta Andrea Corrado di Genova, dove prese il nome di Caterina Madre, in onore della madre dell’armatore ligure. All’inizio della Seconda Guerra Mondiale la nave rimase bloccata a Galati, sul Mar Nero, ma con l’entrata in guerra della Romania rientrò in Italia. Il Caterina Madre era una nave da carico che il 9 settembre del 1942 fu requisita dalla Marina Regia Italiana e armata con un imponente cannone contraereo a poppa e convertita in nave da guerra in occasione della Seconda Guerra Mondiale. Durante la navigazione nelle acque che circondano il Sud Italia il piroscafo urtò contro una mina e affondò al largo di Gallipoli il 13 settembre 1943. Solo il giorno prima, a poca distanza da quel punto era affondata la nave Pugliola. In merito alla posizione dell’affondamento i rapporti di guerra coincidono con il punto di ritrovamento. Infatti i rapporti ufficiali denunciavano la scomparsa della nave a 10 miglia e 330° dall’isola di s. Andrea a Gallipoli. Questo storico gigante del mare giace ora su un fondale fangoso in assetto di navigazione; questa splendida imbarcazione quasi integra è ricoperta quasi totalmente da spugne gialle che la rendono molto suggestiva agli occhi dei sub che si immergono incuriositi dalla presenza di questo tassello della nostra storia recente. La nave ci regala la possibilità di riconoscere chiaramente il maestoso cannone contraereo di poppa, le due ancore a prua, la grande elica con il timone, tutta la sua imponente struttura e le postazioni contraeree che la proteggevano dagli attacchi nemici che provenivano dal cielo. Si riconoscono anche i bighi delle scialuppe di salvataggio e di carico e le imponenti maniche che si stagliano sulla coperta. Gli scopritori decisero di divulgare la notizia della scoperta e di renderla pubblica attraverso la trasmissione televisiva Linea Blu durante la stagione televisiva 2011. In questi decenni di stazionamento sul fondale marino il piroscafo è stato colonizzato principalmente da ricciole e da dentici. I pescatori locali hanno sempre rispettato la memoria storica di questo luogo evitando di lanciare le proprie reti in quel luogo perché non si incagliassero sul relitto. Grandi cuscinetti di spugne gialle ricoprono l’intera nave, incluso il cannone a poppa, dando al relitto una magnifica immagine colorata. In assetto di navigazione con la prua orientata verso nord, leggermente spostata a ovest, il punto più profondo è quello dell’elica a quattro pale, alla profondità di circa 80 mt. L’immersione su Caterina Madre richiede pertanto i brevetti trimix 100 o rebreather con miscela trimix.
Contattaci

Risponderemo alle tue esigenze.

This site is protected by WP-CopyRightPro