ATTILIO DEFFENU

Costruita nei cantieri Ansaldo di Sestri Ponente tra il dicembre 1927 ed il giugno 1929 per la Compagnia Italiana Transatlantica (CITRA), l’unità era una motonave passeggeri da 3510 tonnellate di stazza originariamente impiegato come “postale” nei collegamenti con la Sardegna che prese il nome da un giovane intellettuale e giornalista Sardo, esponente del sindacalismo rivoluzionario e dell’autonomismo isolano morto a soli 27 anni durante il primo conflitto mondiale. Nel 1932 la CITRA si fuse con altre compagnie minori, formando la Tirrenia Società Anonima di Navigazione. Il Deffenu seguì i mutamenti delle società armatrici, venendo iscritto, con matricola 401, al Compartimento marittimo di Napoli. Come molte altre unità costruite per società statali, la nave era stata infatti progettata per poter essere convertita, all’occorrenza, in incrociatore ausiliario dato che fin dal varo erano state installate piattaforme per cannoni. Essa rispondeva alle caratteristiche prescritte per tale impiego: stazza contenuta ma comunque sufficiente da consentire la navigazione d’altura senza problemi, velocità intorno ai 15 nodi e possibilità di essere impiegata in missioni veloci di trasporto.
L’11 maggio 1940, circa un mese prima dell’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale, il Deffenu venne requisito dalla Regia Marina a Civitavecchia ed iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato come incrociatore. Dotato di due cannoni da 102/45 mm, uno da 76/40, 6 mitragliere da 13,2 mm e di ferroguide per il trasporto e la posa di ottanta mine, il Deffenu venne assegnato al Gruppo Navi Ausiliarie Dipartimentali del Comando Militare Marittimo «Sardegna», con base a La Maddalena, ed impiegato inizialmente come posamine. Successivamente la nave venne destinata al servizio di scorta ai convogli, inizialmente sulle rotte per il Nordafrica. Nel corso del secondo conflitto mondiale l’incrociatore ausiliario svolse complessivamente 108 missioni di guerra (89 di scorta, 8 di posa di mine, 11 di altro tipo).
L’11 febbraio 1941, il Deffenu, al comando del capitano di fregata Angelo Coliolo, salpò da Tripoli per scortare a Palermo, e quindi a Napoli, delle navi cargo. Alle 14.15, mentre il Deffenu si trovava a circa un chilometro sulla sinistra del convoglio (composto in quel momento dai piroscafi Bainsizza e Sabaudia), un sommergibile britannico, il Truant, emerse a 700 metri per 45° dalla prua dell’incrociatore ausiliario, aprendo quindi il fuoco contro i mercantili. Il Deffenu iniziò a sua volta a sparare con il cannone prodiero all’indirizzo dell’unità subacquea: i primi due proiettili caddero sulla sinistra del sommergibile, il terzo, dopo una correzione nel tiro, cadde entro una cinquantina di metri dall’unità nemica, che, presa anche sotto il tiro del Bainsizza, s’immerse rapidamente e si allontanò dopo aver esploso in tutto sette colpi. Dopo l’attacco, ritenendo che il sommergibile, vista la scarsa velocità del convoglio, sarebbe tornato all’attacco con il favore dell’oscurità, il comandante Coliolo decise di far tornare le navi a Tripoli. Verso le 17 un aeroplano italiano avvistò un sommergibile che cercava di attaccare il convoglio – era nuovamente il Truant –, e lanciò una bomba contro l’unità avversaria. Risalendo la traiettoria delle scie dei siluri, l’incrociatore ausiliario individuò il punto ove si trovava il sommergibile e lanciò delle bombe di profondità. Nonostante ciò il Truant sopravvisse all’attacco. Il convoglio ripartì alla volta di Napoli l’indomani, giungendo indenne nella città partenopea.
Il 6 marzo 1941 il Deffenu, ancora al comando del capitano di fregata Coliolo, lasciò Palermo per scortare dei piroscafi carichi di armi, carburante e munizioni diretti a Tripoli. La mattina di quello stesso giorno, una cinquantina di miglia a sud/sudovest di Pantelleria, il sommergibile britannico Utmost lanciò quattro contro-siluri contro il Deffenu, senza colpirlo. Non ebbe la stessa sorte gran parte del convoglio affondato dallo stesso Utmost e dall’altro sommergibile Unique.
A partire dall’estate 1941 l’incrociatore ausiliario venne destinato alle rotte per il Levante (Grecia ed Albania) scortando i trasporti truppe sulle rotte da Bari e Brindisi.
Il 24 novembre 1941 il Deffenu salpò da Patrasso per scortare a Brindisi i piroscafi Resurrectio e Caterina Madre. Nel tardo pomeriggio del giorno successivo il convoglio, che era giunto a 13 miglia da Brindisi, nel punto 40°31’ N e 18°13’ E, venne attaccato dal sommergibile britannico Thrasher: da bordo dell’incrociatore vennero avvistate le scie di tre siluri (su quattro lanciati), uno dei quali andò a segno. Gravemente danneggiato, il Deffenu lanciò un segnale di soccorso e venne rapidamente abbandonato dall’equipaggio, che si mise in salvo sulle lance.
Dato che la nave colpita sembrava rimanere a galla il cacciatorpediniere Strale imbarcò solo i feriti, rimandando il resto dell’equipaggio a bordo del Deffenu per tentare di salvarlo. L’equipaggio cercò di condurre la propria nave ad incagliarsi sulla costa brindisina per evitarne l’affondamento. Da Brindisi furono fatti partire anche due rimorchiatori per trainare la nave agonizzante verso la riva, ma questi giunsero sul posto alle 21.30, troppo tardi di mezz’ora: alle nove di sera, infatti, abbandonato definitivamente dall’equipaggio, l’incrociatore ausiliario si era inabissato nelle acque di San Cataldo, in posizione 40°30’ N e 18°15’ E.

Nel maggio 1942 il relitto del Deffenu venne accidentalmente bombardato con cariche di profondità dalla torpediniera Orsa che stava dando la caccia ad un sommergibile: i palombari della Regia Marina, immersisi sul relitto per verificarne l’identità, ne recuperarono in quell’occasione la bandiera di combattimento e la fiamma. Il relitto dell’incrociatore ausiliario giace su fondali sabbiosi di 33 metri (con le parti più elevate del relitto che arrivano a 24 metri di profondità), a circa 3 miglia da San Cataldo, nelle acque di Torre Rinalda, leggermente sbandato sulla dritta.

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